Il Melo

Il melo è una pianta diffusa e coltivata in tutto il mondo e se ne trovano molte varietà provenienti da incroci intervarietali e interspecifici.

La specie fa parte della famiglia delle Rosacee e del sottogruppo delle pomacee, così chiamato perché il frutto, botanicamente è un falso frutto.

Si possono trovare vecchi alberi di melo alti 10-12 metri, ma la coltivazione razionale ne contiene lo sviluppo entro limiti di altezza inferiori per praticità di raccolta e gestione della pianta.

Coltivare meli per l’autoconsumo o per piccole produzioni non sempre porta ad ottenere frutti con l’aspetto e la pezzatura a cui siamo abituati come acquirenti.

Se scegliamo di coltivare con metodo biologico è probabile che le mele abbiano una dimensione più piccola e presentino qualche difetto, ma con le dovute accortezze e una buona conoscenza della pianta è possibile ottenere comunque un discreto raccolto.

Morfologia del melo

Le tipologie di portamento più comuni dell’albero del melo che caratterizzano le varietà coltivate sono: l’eretto, l’espanso e il pendulo.

Le piante nate da seme sono caratterizzate da una lunga fase giovanile di durata variabile da 4 a 8 anni; durante questo periodo improduttivo le piante sono spinescenti, hanno foglie piccole e non differenziano gemme a fiore.

La corteccia dei rami è di norma di colore rosso-bruno, liscia e presenta lenticelle evidenti.

La corteccia del tronco e delle branche è di colore grigio, nella fase di crescita manifesta evidenti screpolature e con il trascorrere degli anni diventa rugosa.

Rami

Nel melo si distinguono i rami a legno quando sono provvisti di sole gemme a legno, mentre sono classificati rami a frutto quelli che presentano gemme a legno e gemme a fiore.

Particolari tipi di rami a legno sono i succhioni originati da gemme avventizie o gemme latenti presenti sulle branche e i polloni originati dalle radici o dal colletto.

I rami a frutto del melo sono il brindillo, la lamburda, la borsa e il ramo misto.

Il brindillo è un ramo esile lungo da 10 a 30 centimetri che generalmente presenta una gemma apicale mista e gemme laterali a legno.

La lamburda si distingue in lamburda vegetativa o dardo e in lamburda fiorifera o lamburda vera e propria.

La prima è un ramo molto corto (lunghezza massima 7-8 cm), tozzo, provvisto di una sola gemma terminale a legno che nell’anno successivo evolverà in lamburda fiorifera provvista di una gemma mista terminale.

La borsa, così chiamata per la forma, deriva dall’ingrossamento della parte basale dell’asse dell’infiorescenza e porta gemme vegetative che danno origine a dardi, lamburde e brindilli.

Foglie

Le foglie sono alterne, di colore verde intenso, di forma variabile, da cordiforme a obovata, di dimensioni variabili.

Il margine può essere crenato, dentato o seghettato.

La pagina superiore è generalmente glabra, mentre quella inferiore è tomentosa; la lamina fogliare può essere piatta, concava o ondulata.

Il picciolo ha una lunghezza diversa secondo le varietà ed è provvisto alla base di stipole (piccole foglioline).

Gemme

Nel melo si distinguono due tipi di gemme: a legno (più piccole e appuntite) e miste (più grandi e tondeggianti).

Le gemme miste contengono l’apice vegetativo e i primordi dei fiori.

Fiore

Il fiore è costituito da un calice con cinque lobi e cinque petali di colore bianco o bianco rosato.

Gli stami sono in numero variabile da 15 a 20; l’ovario è infero, suddiviso in cinque logge contenenti ciascuna due ovuli.

Il fiore è provvisto di cinque stili filiformi.

I fiori in numero variabile da 4 a 9 sono riuniti in un corimbo provvisto di una rosetta di foglie.

La fioritura del corimbo inizia dal fiore centrale e dura circa 10-15 giorni.

Frutto

La mela, cioè il frutto della pianta del melo, dal punto di vista botanico è un falso frutto, in quanto deriva dall’accrescimento del ricettacolo fiorale.

Il frutto è costituito da un epicarpo (epidermide cerosa), da un mesocarpo polposo e da un endocarpo coriaceo composto da cinque logge, avvolte da cinque carpelli, contenenti di norma due semi ciascuno.

Clima ideale

Il melo è una pianta da ambienti temperato freddi, in inverno è capace di tollerare temperature fino a -25°C, per questo vegeta bene anche ad alta quota, oltre i 1000 metri.

Una delle esigenze climatiche più importanti per la coltivazione di molte varietà di melo è l’elevato fabbisogno in freddo, ovvero l’accumulo di ore a temperature comprese tra 0 e 14 °C, con l’ottimo a 7 °C.

Questo fretto è necessario a far risvegliare le gemme dell’albero dalla dormienza nella primavera successiva.

Il melo ha bisogno mediamente di 1000 “unità di freddo” in inverno, si calcolando 1 unità per ogni ora a 7 gradi.

Questo requisito non è soddisfatto nelle aree con inverni miti, ma ci sono alcune varietà di mele, come l’Annurca, che si possono coltivare anche al sud, visto che presentano un fabbisogno in freddo inferiore.

Terreno ideale

Il melo non è particolarmente esigente verso il terreno, anche perché ci sono diversi portinnesti che si adattano alle svariate situazioni pedologiche, l’importante è che non ci sia troppo calcare.

Una buona disponibilità di calcio (elemento presente nel calcare) tuttavia è fondamentale per evitare il fenomeno della butteratura amara, pertanto si consiglia un’analisi del terreno prima dell’impianto per verificarne la presenza, che dipende molto dal ph: se il terreno è acido, il calcio è carente.

La coltivazione del melo in vaso

La coltivazione del melo è possibile anche in vaso, ma è preferibile scegliere meli di taglia ridotta, a cui comunque bisogna assicurare una buona quantità di terra.

Il vaso deve avere dimensioni adeguate all’apparato radicale, il terriccio deve essere irrigato di frequente e arricchito regolarmente di compost maturo ed altri fertilizzanti organici o minerali naturali.

Si possono usare farine di roccia, cenere di legna, solfato di magnesio e potassio.

Le Fonti: www.ortodacoltivare.it, www.comune.cles.tn.it