Alcanivorax

Batteri mangia petrolio

Le società industrializzate contano sempre più sul petrolio come fonte di energia primaria, per la sintesi di farmaci e materie plastiche, e per la produzione della maggior parte dei materiali impiegati nella vita domestica.

In Italia gran parte del petrolio importato arriva attraverso petroliere.

Nel 1989, in Alaska affondò la petroliera Exxon Valdez, causando un disastro ambientale senza precedenti, le cui conseguenze per l’ambiente ancora oggi si risentono pesantemente.

Nel 2010, nel Golfo del Messico da una piattaforma di estrazione petrolifera in mare, la Deepwater Horizon BP, per un guasto dovuto a una forte mareggiata sono state disperse sui fondali dell’oceano milioni di tonnellate di petrolio.

Quando si verificano fuoriuscite di petrolio, possono causare danni ambientali ed ecologici incalcolabili.

Gli enormi danni ambientali provocati difficilmente potranno essere recuperati.

Da allora i laboratori di ricerca di tutto il mondo stanno cercando le soluzioni più adatte per arginare problemi analoghi, nel caso in cui questi eventi si dovessero ripresentare.

Eliminare il petrolio dalla superficie del mare e dalle coste dove alla fine si va a depositare è un obiettivo non ancora raggiunto, ma non mancano le idee che potrebbero un giorno diventare la soluzione.

Gli studi sul risanamento ambientale, o bioremediation, hanno portato alla scoperta di un nuovo gruppo di batteri marini veramente interessante, gli Alcanivorax sono batteri marini ubiquitari negli ambienti oceanici e dominanti nelle aree contaminate da petrolio.

Sono capaci di utilizzare come fonte di carbonio e di energia solo pochi idrocarburi e qualche sostanza a basso peso molecolare.

Per la loro elevata affinità nei confronti degli idrocarburi e la loro origine marina, gli Alcanivorax potrebbero essere utilizzati in maniera efficace per il disinquinamento degli ambienti marini senza rischio di effetti secondari sull’ambiente.

Descrizione del batterio:

L’Alcanivorax è un batterio a forma di bastoncello senza flagelli che ottiene la sua energia principalmente dal consumo di alcani (un tipo di idrocarburo).

È aerobico, nel senso che usa l’ossigeno per ottenere energia ed è alofilo, il che significa che tende a vivere e a preferire gli ambienti che contengono sale, come l’acqua salata dell’oceano.

È Gram-negativo e ciò comporta essenzialmente una parete cellulare relativamente sottile.

Ogni minuscolo batterio rilascia enzimi ancora più piccoli.

E ciò che rende unico l’enzima dell’Alcalivorax è la dimensione della fossetta sul lato, è abbastanza grande da intrappolare una molecola di olio pesante e frammentarla.

In parole povere sono le forbici che i batteri usano per tagliare l’idrocarburo dell’olio di petrolio.

Gli atomi di idrogeno e carbonio vengono assimilati dai batteri e all’interno dei batteri vengono trasformati in energia, così i batteri crescono e si riproducono.

Poi espellono diossido di carbonio non tossico e acqua.

Una caratteristica che limita ancora l’uso di questi microrganismi è la loro vita molto breve.

La colonia scompare poco tempo dopo aver “mangiato” una chiazza di petrolio.

Gli scienziati temono che l’introduzione di nuovi ceppi batterici nelle acque inquinate possa alterare gli equilibri ecologici dell’ambiente marino.

Il batterio Alcanivorax è ancora in fase di studio ma se le ricerche si riveleranno promettenti avremmo un’enorme arma per ripulire i nostri mari e oceani.

Fonte: www.frontiersin.org